lunedì 8 dicembre 2008

Happy go lucky

Sabato sera sono andata al cinema.
Il film l'ho proposto io perchè il titolo mi piaceva: happy go lucky, la felicità porta fortuna.

Lo credo anch'io.
La felicità, il modo di guardare le cose lasciandosi stupire ogni volta, la voglia di interrogarsi sorridendo quando sono troppo complicate per essere definite.
Io credo che la felicità per essere vera debba avere in sè un qualcosa di trascendente, un germoglio rivolto verso l'alto.
Si, perchè se fosse rivolto verso il basso trascinato dalla forza di gravità o peggio ancora, fosse ripiegato su sè stesso, ci sarebbero davvero poche ragioni per essere felici.
La felicità di cui parlo io, quella che porta fortuna, ha nelle sue trame un qualcosa di "altro".
Altro da qui, da ora.
Che non si esaurisce negli eventi ma che dagli eventi prende forma e si trasforma.
Che porta fortuna, perchè porta a un modo nuovo di leggere quello che succede che non ubbidisce alle regole del mondo.

Bene.Questa mio modo di vedere la felicità non corrispondeva per nulla al film che ero tanto ansiosa di vedere.Due ore di nulla.
Anzi, quasi due ore di fastidio.Nessuna riflessione, nessun discorso concluso - forse nemmeno nessun discorso- solo parole.
E anche disconnesse.

Pazienza.Ho potuto "fare mio" il titolo di questo film, cogliendo l'opportunità di riflettere un po' di più su questa tanto desiderata felicità.

Che fa dire...meraviglioso.

http://it.youtube.com/watch?v=uhEVf1-khZw&NR=1

venerdì 5 dicembre 2008

Chi cerca trova.


FRAMMENTO DI IERI, 04 DICEMBRE 2008.

" Da qualche giorno Barbapapà si sente molto triste, e i genitori di Francesco sono un po' preoccupati.Cercano di distrarlo in tutti i modi, ma sembra che niente gli interessi.
Allora Francesco decide di accompagnare Barbapapà dal dottore.
Il dottore lo visita: Barbapapà non ha niente di grave, ha solo bisogno di...una Barbamamma!
Di Barbamamme al mondo, pero' ne esistono poche e Barbapapà dovrà cercare a lungo prima di trovarne una.
Francesco chiede di poter accompagnare Barbapapà nel suo viaggio insieme alla sua amica Carlotta.Naturalmente i suoi genitori gli danno il permesso: con Barbapapà, Francesco e Carlotta saranno al sicuro!
A Londra, un signore con la Barba dice ai tre amici di andare a cercare Barbamamma in India.
Meno male!Perchè Barbapapà ha qualche problema con il posteggio e non vuole fermarsi più a lungo.Per andare in India bisogna prendere il treno.Ma come si fa a passare il fiume, se il ponte è interrotto?!
Per fortuna Barbapapà è molto forte e in un attimo risolve la situazione!
In India, un saggio consiglia ai tre amici di andare a New York: là c'è un signore molto ricco che potrà sicuramente aiutarli.
Barbapapà è così contento che si mette a ballare!
I viaggi in nave sono molto divertenti...ma a volte anche un po' pericolosi: per fortuna c'è Barbapapà, che porta in salvo tutti!
A New York il signore molto ricco spiega che le Barbamamme crescono nei campi insieme all'insalata.Così Barbapapà e i suoi amici partono con un elicottero.Per non disturbare gli animali atterrano dolcemente con il paracadute.Il contadino però dice che devono cercare Barbamamma ancora più lontano, forse addirittura su un altro pianeta.
Quante strane creature nello spazio..
Di Barbamamme, però, nemmeno l'ombra!
Allora i tre amici ritornano sulla Terra.
Atterrano proprio nel posto giusto...Barbapapà è così contento di essere tornato a casa che piange dalla gioia.
Ma...che sorpresa: in giardino c'è una Barbamamma!
Barbapapà se ne innamora subito.E anche lei lo ricambia.
Quando arriva la primavera,Barbamamma e Barbapapà depongono le loro uova nella terra.
Aspettano impazienti per molte settimane...Poi finalmente arriva il grande giorno!
Il dottore è molto emozionato:non aveva mai visto un Barbabebè tutto peloso!"

martedì 2 dicembre 2008

Second life, third life, fourth life...



Oggi pensavo a cosa vorrei fare da grande.
Una strada l'ho già intrapresa e prendendo la decisione di frequentare un determinato tipo di scuola ma soprattutto un determinato indirizzo universitario, ho escluso tutte le altre possibilità che avrebbero potuto portarmi a percorrere chissà quali altre strade.

Una decisione ne esclude mille altre.
E' un pò come parlare di costo opportunità...

Beh, insomma...non che io voglia fare un bilancio conclusivo del mio percorso ( anche perchè sono troppo giovane e ho davvero mille altre strade davanti a me ) pero' credo che se potessi tornare indietro:

non mi iscriverei alla stessa scuola superiore e probabilmente mi iscriverei a medicina.
Partirei per un paese lontano per curare e stare vicino alle persone che questo mondo chiama più povere ma che probabilmente sono di gran lunga più ricche e fortunate di noi.
"Noi"dei paesi ricchi.

Oppure mi iscriverei a giurisprudenza.Conoscerei la legge e mi batterei per la verità, per il rispetto e per la giustizia, per l'uguaglianza di ognuno.

Oppure al termine delle superiori partirei per un viaggio oltreoceano.Troverei un lavoro all'estero per imparare lingue e culture diverse dalla mia.Sarei una ragazza senza patria, cittadina di tutte le città e al contempo lontana da tutte.
Che si nutre di musica, di incontri con persone nuove e interessanti, che conosce di tutto un po'.


...Cavoli...Forse sono ancora in tempo per fare un po' di tutto questo.

lunedì 24 novembre 2008

S.Lucia anticipata


Questa mattina sono scesa dal letto con grande fretta.
Avevo un esame in università e pensavo di essere in ritardo.Nel sogno che mi aveva accompagnato fino a pochi attimi prima guardavo l'orologio che segnava un'ora di ritardo sull'orario reale.

Mi sono svegliata trafelata, pensando di essere davvero in ritardo di un'ora sulla tabella di marcia giornaliera.

Mi affaccio alla finestra: nevica.

Mi pervade improvvisamente una sensazione particolare, "da neve".
Penso al silenzio, all'atmosfera ovattata che è tipica del mondo innevato, al mio pigiama ancora caldo e alla bellezza di essere tra le pareti di casa.

UN BELLISSIMO REGALO.

Mi dirigo verso il mio destino da studentessa.Prendo la macchina, percorro le strade un po' più lente del solito, parcheggio la macchina e attendo l'autobus. Ad un tratto alzo lo sguardo ed incontro un amico che non vedevo da molto tempo. E al quale avevo dedicato un pensiero mentre ero alla finestra appena scesa dal letto.Coincidenza.

UN ALTRO BELLISSIMO REGALO.

L'altro giorno pensavo alle letterine che scrivevo a S.Lucia quando ero piccola.
Che regalo vorrei?
Per ora non lo so.
Ma so che oggi ne ho ricevuti due senza chiedere niente.

sabato 27 settembre 2008

Una giornata quasi qualunque.


Oggi è stata una giornata importante:ho scollinato.

Mi spiego meglio.

Abito in un piccolo paese in collina, in una zona tranquilla e decisamente molto bella per essere praticamente nel centro del paese.
Di fronte a casa:una collina.
Se foste sul mio balcone vedreste, andando da sinistra verso destra:
-una casa quasi coperta dagli alberi,
-un'altra casa con una barca pargheggiata in cortile,
-una casa che di recente è stata resa visibile a seguito di una decisa potatura degli alberi che la circondavano,
-una bifamigliare di recente costruzione non ancora tinteggiata,
-una colata di cemento dal colore giallo che servirà ad ospitare molte famiglie,
-un casolare antico
e poi, più in alto delle altre case su di una piccola collinetta, un casolare ristrutturato in mezzo ad un bosco.
Poi...bosco,bosco,bosco.

Abito qui da quando sono nata-quindi da ventidue anni- e non ricordo di essere mai stata sulla collina di fronte a casa mia.
Ammetto di avere una memoria a lungo termine molto fragile che non mi permette di ricordare numerosi episodi della mia infanzia, però è strano come, conoscendo questo mio deficit, non abbia fatto nulla per esplorare la fetta di mondo che ogni giorno è di fronte a me.

Almeno, fino ad oggi.

Decisa a vedere quello che è sotto il mio naso da sempre, mi sono incamminata verso sera, accompagnata da una frizzantina brezza autunnale e mi sono goduta il paesaggio, illuminato dalla luce del sole che si apprestava a nascondersi dietro le colline più alte.

Da quella piccola, insignificante fetta di mondo ho notato come le cose fossero diverse da come me le immaginavo.Il campo meno ripido, il paesaggio al dilà della collina decisamente bello...e la mia casa...la più piccola in mezzo a tutte le altre.

Devo dire che mi sono sentita piccola anche io.
Piccola, per avere aspettato così tanto tempo.

Ma grande perchè anche questo mi ha insegnato qualcosa.

lunedì 15 settembre 2008

Cose che adoro.


Lo pensavo da un pezzo, ma in questi giorni ne sono sempre più convinta:settembre è davvero un mese magico.
E' il mese in cui praticamente inizia l'anno nuovo, ricominciano tutte le attività interrotte durante l'estate, soprattutto se fai una vita da studente.
E' il mese in cui il caldo estivo lascia spazio all'aria frizzantina, quella più fresca, che è ottima per scompigliare i capelli.
Le ombre si fanno più lunghe, la luce ha riflessi gialli e quando tocca le cose dona un non so che di nostalgico.E la cosa mi fa impazzire.
Cadono le prime foglie, ingialliscono, i boschi iniziano a colorarsi.
Si tirano fuori le prime sciarpine, i maglioncini, i cappelli.

Si incomincia a riprogettare le proprie attività, a decidere chi si vuole essere.
Io quest'anno voglio essere felice.Ancora.
Indipendente, attiva, decisa... e magari anche innamorata.
Per adesso sono innamorata di settembre.
E questo mi basta.

mercoledì 3 settembre 2008

Ogni giorno, tutti i giorni.


Quello di oggi è stato un giorno speciale per mia mamma:ha festeggiato 31 anni di matrimonio con mio padre.E' andata dal fiorista, ha fatto fare un bel mazzo e lo ha portato al cimitero.Mio padre è li.Da sei anni.

Un paio di giorni fa mentre ero alla finestra, ho visto la mia vicina di casa partire in sella alla sua bicicletta per andare a trovare il marito.Stesso posto di mio padre.

Questo non vuole essere un post triste.Tutt'altro.
In questi giorni di luce settembrina, in cui le foglie si ingialliscono e le ombre si fanno più lunghe, pensavo alla fedeltà, alla dedizione, all'amore che lega le persone.
L'amore che va oltre la vicinanza fisica, la quotidianità e la solitudine.
Quello scambiato davanti a tutti il giorno del matrimonio, che ha fatto dire a due persone:
" prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, per amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita".
Tutti i giorni, ma proprio tutti.

Roba seria.Io non credo che mia madre il giorno del matrimonio avesse l'idea di come sarebbero andate a finire le cose.Credo che nessuno lo sappia o possa mai saperlo.Si ama una persona, si sceglie di condividere con lei la vita e ci si impegna ogni giorno,tutti i giorni per mantenere fede a quella promessa che ci si scambia."Fin che morte non ci separi."
A volte pero' nemmeno questa riesce a separare le persone e questo ha un che di straordinario.

C'è qualcosa che ci lega e che è davvero indissolubile.

lunedì 18 agosto 2008

Pioggia d'estate.

Ieri pomeriggio, sul tardi, ero in giardino e stavo leggendo un libro. C'era un bel sole e un aria tipica da fine estate. All'improvviso hanno cominciato a cadere alcune goccie di pioggia, portate da una grossa nuvola in arrivo da Ovest, che sono diventate sempre più insistenti, fino a sfogarsi in uno scroscio prolungato.
Ho messo al riparo il libro e ho preso un ombrello, quindi mi sono allontanato dalla casa, verso un luogo più aperto, perché mentre pioveva c'era ancora il sole e ho pensato che è in quei casi che si vede l'arcobaleno. Mi sono guardato intorno, ma di arcobaleni non ne ho visti.
Ho visto però il bellissimo spettacolo di una pioggia fitta illuminata dal sole e i diversi effetti di luce e le sfumature a seconda che guardassi contro luce o dalla parte opposta. Forse per la prima volta ho notato e osservato con attenzione un tale spettacolo.

Ho ripreso a leggere sotto il portico. Continuava a piovere e a un certo punto ho alzato lo sguardo. Verso Est si stagliava un bellissimo arcobaleno... anzi, guardando meglio mi sono accorto che ve n'era un altro poco sopra. Un bellissimo doppio arcobaleno.

venerdì 8 agosto 2008

08/08/08

Ieri, otto agosto 2008, giorno in cui tutto il mondo ricorderà l'inizio dei giochi olimpici più discussi della storia, il mio piccolo mondo ricorderà questa data per un altro avvenimento sconvolgente e meraviglioso.
Ieri otto agosto duemilaeotto, è venuta alla luce, dopo essersi fatta attendere nove mesi e 12 giorni, Anna, una piccola creaturina lunga 32cm e leggera tre chili e 180 grammi.

Questo miracolo mi era stato annunciato l'otto dicembre scorso dai suoi due fratelli, nonchè già protagonisti di un mio post, Matteo e Davide: da quel momento è partito il "tempo dell'attesa". Questa bambina, tanto amata e affettuosamente chiamata "fagiolo"durante i primi mesi, piano piano è cresciuta nel grembo della sua mamma e oggi ha un volto e un nome.

" Ti lodo perchè l'hai fatta come un prodigio,
s
ono stupende le tue opere..."

lunedì 21 luglio 2008

C'è un tempo per ogni cosa.

La scorsa settimana ho spedito una lettera ad un mio amico.Era da tanto che non lo facevo, ma è sempre emozionante.La scelta della carta da lettera, il francobollo, i pensieri da tradurre in parole, i saluti e la firma, segno distintivo della relazione che hai instaurato.Un nome che dice che stai mettendo tutta te stessa in quelle poche righe, in quei pochi fogli.
La scelta della penna, dei disegni per abbellire le busta.A me piace disegnare qualcosa con gli acquerelli.

E poi c'è il tempo dell'attesa, che va dal momento in cui infili la busta nella buca rossa fissata sul muro della posta, al momento in cui ti arriva la lettera di risposta.
Un tempo che non ha tempo, perchè a volte, tanti possono essere i motivi di una non risposta.
Di solito però, quella arriva.
Magari dopo tanto tempo, ma arriva.E quello è il momento tanto atteso, quello desiderato ogni giorno, controllando con precisione la posta in arrivo.

Poi c'è l'apertura della busta, spesso fatta senza danneggiarla troppo, magari con un coltello.
E poi la lettura delle parole scritte in risposta a quelle domande che magari avevi fatto due settimane addietro.I saluti e le firma.

Oggi ho riflettuto sul tempo dell'attesa.
Quello spazio fatto di speranze e desideri che intercorre tra una azione e un avvenimento desiderato con tutto il cuore.E' un tempo amato.
Il tempo dell'attesa ha un valore intrinseco straordinario perchè esula da qualsiasi forma di valutazione economica.Ne potrebbe passare tanto ma non importa, quello che realmente importa è ciò che aspettiamo.Evento, cosa o persona che sia.

Che ci fa dire:eccoti qui finalmente.
E' da tanto tempo che ti amo.

martedì 15 luglio 2008

Serata per due.

Ieri sera sono stata a Bologna con alcuni amici per ascoltare un concerto di un gruppo scozzese.Bellissima serata.
Era la prima volta che andavo a Bologna di sera e se posso dirlo, sono rimasta un po' sconvolta.Sono rimasta colpita dall'umanità che la popola, che gira nelle strade, che vive.Un'umanità che ha i rasta, che cammina con il cane, che è trasandata e spesso barcolla tra la gente.Che ti chiede una cartina, che ti ferma per domandarti se hai una paglia, che si avvicina senza denti con due bottiglie in mano e ti tiene un monologo sui barboni a la loro invidia per la gente che mangia la pizza in pizzeria.Talvolta questa umanità ha un nome:Gennarino.Uomo innocuo ma sicuramente da incontrare in compagnia di un'amico.Come tutta l'umanità di Bologna.

Piccolo e cervellotico omaggio ad una band che ha la mia stima.

Ogni tanto trovo qualche canzone in inglese di cui riesco a capire più o meno tutto il testo, ma sono casi rari, generalmente colgo qualche passaggio qua e là.
A volte mi bastano questi brevi lampi per farmi un'idea del messaggio della canzone. Idea del tutto personale, del resto, che non coincide necessariamente con la verità, ma da quel poco che colgo mi piace immaginare e trovare il mio messaggio. Traduco il ritornello, o solo un verso o il titolo solamente e quello che ottengo non è una serie di concetti e riflessioni, ma un'idea limpida e pulita, un messaggio chiaro, più spesso una situazione unica e semplice. Situazione che rispecchia un momento della mia vita, un lato del mio carattere, una parte dei miei pensieri. La canzone diventa un simbolo, un'icona, un inno.
In questo modo Boys don't cry diventa un sorriso coraggioso di fronte ad ogni tipo di dolore, Heroes è la convinzione di poter essere qualcuno, We are the champions ne è la conferma. Semplici intuizioni senza il fardello di tanti altri pensieri.
Nel loro piccolo, anche i sei ragazzi scozzesi semisconosciuti che compongono i Camera Obscura - da quasi un anno sul mio iPod, finalmente ieri dal vivo in Italia - hanno fatto la loro parte nel regalarmi questo genere di emozioni. Lloyd, I'm ready to be heartbroken, Let's get out of this country, If look could kill... Mentre penso e mi compiaccio della schiettezza di queste immagini, mi rendo conto di quanto sia difficile per me esprimere chiaramente questo concetto di cui ho parlato fino ad ora. Forse un giorno ne farò una canzone, in inglese.

mercoledì 2 luglio 2008

Così.

Domenica 8 giugno si è sposata mia sorella: una splendida celebrazione, una festa bellissima.Tanta gente, tanti palloncini,tante chiacchiere, un clima di gioia, allegria e condivisione che penetrava tutto.
Hanno partecipato in tanti tra parenti, amici, bambini, famiglie e chi più ne ha più ne metta.
Hanno partecipato anche i nipoti di mia zia Anna con le loro famiglie:Mirella insieme a sua figlia Chiara e a suo marito Claudio, Fabio insieme a sua moglie Michela e al piccolo Luca.

Quando hanno ricevuto l'invito non erano certi di venire, la cosa li imbarazzava dato il nostro grado di partentela non troppo stretto.Ma una festa è una festa e quando si condividono i valori e le gioie non servono etichette o classificazioni formali.
Soprattutto Claudio ha spinto la moglie a partecipare: era molto contento del matrimonio di mia sorella e condivideva fortemente le scelte di stile sottese alla festa ( offerte al posto dei regali di nozze, festa all'aperto in cui erano invitati tutti, tortafritta e salume....insomma poche formalità e tanta, tanta gioia e amicizia)

Mirella,Claudio e Chiara sono stati contentissimi del matrimonio, se ne sono andati via raggianti.

Nonostante non fosse la prima volta che li vedevo, mi hanno lasciato una splendida sensazione: quella di una gran bella famiglia.Di quelle gioiose e aperte alla gioia.

Stamattina Claudio, che attraversava la strada sulle stisce pedonali è stato investito da una macchina.Elettroencefalogramma piatto.Praticamente morto.
E' stata questione di un attimo.
E di colpo una famiglia è disintegrata.

lunedì 30 giugno 2008

Bambini per sempre.

Oggi, mentre ero sulla via del ritorno dalla città, il mio sguardo è stato catturato da una intera famiglia in bicicletta che, sul marciapiede, attendeva di attraversare la strada.Mamma e figlio appolaiato sul seggiolino della bici alle spalle del suo papà.Era però una famiglia speciale:i genitori avranno avuto settant'anni, il figlio all'incirca quaranta.Era un ragazzo disabile.Cappellino e canottiera verde, teneva le sue mani sul viso quasi a proteggersi dalla luce.Il mio cuore si è mosso un pochino.Poi mi è venuto in mente un aneddoto, raccontatomi dalla mia amica Elena, farmacista.Un giorno, mentre era al lavoro, si è avvicinata al banco una coppia di anziani:la moglie con tono rassegnato, chiedeva un farmaco per la sua bambina.Il marito alle spalle della signora dice: "cara, oramai non è più una bambina".
E la signora, rivolgendosi ad Elena, con un sorriso sulle labbra e gli occhi lucidi le dice:" Sa signorina, mia figlia è malata...ha bisogno sempre di me...sarà sempre la mia bambina..."

venerdì 27 giugno 2008

Inutili banalità

E' da un pò che non scrivo su questo blog e a dir la verità nemmeno oggi so cosa scrivere.Forse ho perso l'ispirazione. O forse no, è solo che le cose che a volte mi saltano nella testa mi sembrano troppo banali-scontate-smelense e quindi decido di non scriverle.Durante questo periodo di silenzio sono successe molte cose: un matrimonio, un annuncio di matrimonio e di paternità, un incontro interessante, un polso rotto, una moto comprata...Ovviamente tutte queste cose non sono successe a me però in un qualche modo mi hanno influenzata, toccata, sconvolta, resa felice.
Stasera sono stanchissima, ho lavorato per 2 giorni non stop a una relazione che finalmente ho consegnato oggi e quando sono stanca, inevitabilmente, mi intristisco.

sabato 21 giugno 2008

Riflessi

Il 21 giugno è il compleanno di Seth, un mio caro amico che abita a New York. Le famose feste nel suo appartamento sono state e sono ancora una delle migliori accoglienze per centinaia di viaggiatori e una grande attesa per tanti amici new yorkesi.
Abita al primo piano di un'abitazione tra Chelsea e il Flat Iron District, in un piccolo appartamento con una terrazza, compresa tra quattro alti muri. La vista, come si può capire, è un po' costretta. Ma siccome siamo all'altezza della 28esima strada e la parete che si affaccia da sud sul patio è completamente vetrata, l'Empire State Building vi si riflette nella sua totale maestosità.
Certe volte sembra che ci sia concesso di godere solo di un frammento di bellezza, di un lampo, di un riflesso. Con un po' di attenzione e pazienza ci possono regalare ricchezze inimmaginabili.

venerdì 20 giugno 2008

Cioccolato inaspettato


Poco tempo fa, rincasando tardi dopo una giornata lunga e difficile, ho trovato un pacchetto proveniente dalla Svizzera sul tavolo del soggiorno. Era una tavoletta di cioccolato, speditami da due ragazze svizzere che avevo ospitato poche settimane addietro. Per inciso, c'era anche una coppetta di fragole avanzate dalla cena che il resto della famiglia aveva consumato in mia assenza. Insomma, una benedizione inaspettata, due piccole sorpese che - come talvolta accade - hanno risollevato la mia giornata difficile e lunga, nel momento in cui meno me l'aspettavo.

Meritano di essere spese due parole in più per spiegare la vicenda delle svizzere, Manou e Steffi. Mi avevano contattato tramite CouchSurfing per passare una piccola vacanza in Italia e accettai di ospitarle per un fine settimana. Per ringraziarmi di tutto ciò mi avevano portato in dono quattro tavolette dei loro cioccolati preferiti, ma, avendo dimenticato di darmele, hanno deciso di spedirmele una alla volta. Come se avessero intuito la mia predilezione per gli enigmi e i giochi di fantasia, insieme ad ogni barretta di cioccolato spedita hanno allegato un ritaglio di una lettera scritta a mano, che sto componendo man mano che mi arriva la posta. Ogni tanto, nei momenti più inaspettati e necessari, mi arriva una tavoletta di cioccolato, come spedita da un angelo custode. Ne ho raccolte tre, ne manca ancora una.

lunedì 16 giugno 2008

Naturali presenze

Vivo in una casa in campagna, che intorno ha campi e alberi. Per arrivare, bisogna lasciare una strada provinciale e salire circa un chilometro su una collina. E' abbastanza spontaneo il confronto con quello che accade più sotto, dove l'impronta dell'uomo sembra aver messo a tacere la voce della natura di questa pianura padana, con strade, elettrodotti, capannoni, centri commerciali, case, case case...
Tuttavia, pur conoscendo che cosa vuol dire abitare in un luogo che in qualche modo conserva la sua armonia con la natura, ho come il sospetto che esistano ambienti completamente diversi, in cui il rapporto con il mondo naturale non è vissuto in nessuno dei due modi di cui ho appena parlato.
Ieri, guidavo lungo una sponda del Lago di Como (proprio quel ramo di cui abbiamo letto tutti), in una lugubre giornata di pioggia fine. Eppure, lungo la strada tortuosa guardavo affascinato le case aggrappate ai pendii. Ho avuto l'impressione che il lago fosse per la gente del luogo una presenza di una forza e un significato particolare.
Ho pensato al vulcano di Stromboli, come lo avevo visto dal vero e presentato da Nanni Moretti in Caro diario. Ho pensato alla gente che abita nelle golene del Po, a certi villaggi di pescatori sul mare, ad alcuni paesi di montagna. Mi è sembrato che certi luoghi vivano segnati da presenze naturali in un modo del tutto unico. Si tratta di timore, riverenza, dedizione di piccoli uomini verso i grandi elementi naturali di cui vivono all'ombra? Mi chiedo se noi turisti o viaggiatori, abitanti di luoghi diversi, potremo mai intuirlo o afferrarne l'idea...

lunedì 28 aprile 2008

Professione qualcosa.

Questo pomeriggio, appena tornata da tirocinio, mi sono imbattuta nel non-telegiornale di italia1: studio aperto.
Uno dei tanti e importantissimi servizi riguardava i cast che si sono svolti a Roma per entrare nel mondo della televisione.
E' stato intervistato anche un papà che alla domanda della giornalista " che cosa spera che diventi sua figlia" ha risposto: " Mah, spero che diventi qualcosa".
Intanto con la parola "qualcosa" ci si riferisce alle cose: dubito che la figlia si possa considerare "qualcosa" e non "qualcuno" e soprattutto quello che passa è " solo se lavori in tv vali davvero".

Complimenti vivissimi.Questo si che è pensare.

lunedì 21 aprile 2008

giovedì 17 aprile 2008

Frammento personalmente personale


Riappropriarsi degli spazi nei quali si è vissuto e dei quali non si ricorda che frammenti.
Frammenti dolorosi, di quello che c'è stato e di quello che ora non c'è più.
Dell'intimità, dell'unità, del senso dell'essere casa.
Senso che ora c'è, si, ma in forma differente.
Che esiste nel ricordo di quello che è stato, delle abitudini, dei rituali.

Apro le finestre, i raggi illuminano la stanza di una luce nuova.
E io sono triste.

mercoledì 16 aprile 2008

Banksy ha colpito ancora.

C'è un artista che adoro. Si chiama Banksy e nessuno sa chi sia (per quanto molti pretendano di saperlo o di avrlo fotografato). Agisce di nascosto e misteriosamente, lasciando graffiti ironici e provocatori su muri di città un po' in giro per il mondo. Non solo irriverente ma anche poetico, come un bandito gentiluomo o un pittore fuorilegge.
Ieri ho letto sul sito di un giornale - ma non ricordo quale - che ne ha fatta un'altra delle sue, a Londra. "Una nazione sotto telecamere a circuito chiuso", di fianco ad una telecamera, appunto, che non è riuscita a filmarlo. La città si è svegliata e ha trovato un nuovo regalo, arrivato chissà come e chissà da chi. Come sempre, avanti così.

sabato 12 aprile 2008

Stop.



Poco tempo fa ero a Milano con un gruppo nutrito di persone, vale a dire tra 60 e 70. Al di là di quello che ero andato a fare e di chi erano queste persone - che sarebbe tutta un'altra storia - a metà pomeriggio abbiamo messo in piedi una specie di scherzo, o chiamiamolo evento di massa, o qualcosa di insensato per puro divertimento o curiosità.
Ci siamo sparpagliati per una zona ristretta della Galleria Vittorio Emanuele, nel mezzo della folla del sabato pomeriggio e ad un dato segnale ci siamo bloccati. Bloccati letteralmente, qualsiasi cosa stessimo facendo, fosse l'allacciarsi una scarpa, camminare normalmente, grattarsi il mento, guardare una vetrina. Come congelati o pietrificati.
Dopo 5 minuti d'orologio un altro segnale e abbiamo ripreso a fare quello che stavamo facendo, come niente fosse.
Prima di farlo avevo pensato che 5 minuti sarebbero stati troppi. Invece, è stata una sensazione stranamente piacevole. Fermo, immobile, nascosto dietro i miei occhiali scuri, osservavo le curiose e diverse reazioni della gente al vederci. Non lasciavo trapelare nessuna emozione, ero come una statua. Nella folla e nella follia di un sabato pomeriggio in Galleria a Milano ero un semplice osservatore senza obbligo di intervento. Potevo guardare, ascoltare e pensare e nessuno in quei 5 minuti poteva chiedermi nulla.
Prima che me ne rendessi conto, è arrivato il secondo segnale e tutto è ripartito come prima.

giovedì 3 aprile 2008

L'uomo del fiume

Andando a fare un pieno di gas alla stazione del metano di Fornovo di Taro (PR) potreste facilmente imbattervi in un esposizione temporanea di fotografie di svariati animali selvatici locali.
Qualche volta può capitare di incontrarne l'autore, Flavio Carpi, un pensionato che abita in quel paese e da annie e anni ha un hobby particolare.
L'ho conosciuto qualche mese fa, quando aspettando che il serbatoio della mia auto si riempisse, mi sono messo a osservare i suoi ritratti, quasi sovrapensiero. L'autore, mi ha rivolto la parola per primo e mi ha mostrato con orgoglio una serie di immagini di volpi, pettirossi, aironi, nutrie, pesci di fiume che lui stesso aveva fotografato.
"L'ha viso spesso il martin pescatore?"
"Marietto? Quasi tutti i giorni!" mi ha risposto.
Sì, perché ad ognuno ha dato un nome: Luigi la lepre, Fulvio la volpe, Gigio la nutria, Sandrino lo scoiattolo scoreggione "come quello della pubblicità delle cicche", mi ha spiegato.
I nomi esatti - lo ammetto - non li ricordo, ma erano simili a quelli che ho scritto. Flavio, però non solo si ricorda tutti i nomi, ma riconosce bene ogni bestia. Sì perché la cosa stupefaciente non è la sia collezione di fotografie naturalistiche, scatate in quattordici anni (o più?) di levate prima dell'alba per scendere nel vicino parco regionale del fiume Taro - "Io non fumo, bevo e non vado al bar, ma ho questa passione; mia moglie lo sa, lo accetta e andiamo d'accordo" - la cosa più singolare, dicevo, è che queste bestie le ha praticamente addomesticate.
Si vedono foto in cui una carpa fa uscire la testa dall'acqua e prende in bocca un pezzo di focaccia ("Ho passato sette mesi a picchiettare con il dito su questo sasso vicino alla corrente, prima di guadagnarmi la sua fiducia"). E poi lui con una volpe, in mezzo alle nutrie , una di quelle che preferisce ritrae una lepre che sembra fargli un gesto con le zampe, invitandolo quasi a fare silenzio.
Flavio Carpi visita anche le scuole elementari per raccontare ai bambini un mondo che in tanti hanno dimenticato e un rapporto con la natura che la maggior parte delle persone non riterrebbero possibile. Lo chiamano l'uomo del fiume, come un personggio di leggendario o d'altri tempi.

martedì 1 aprile 2008

Venuto a cercarci

Anche a voi, almeno una volta sarà capitato.
Una sera tornate a casa e vi dicono che c'è stata una persona a cercarvi. Ha chiesto di voi con una certa insistenza, ma non ha voluto aspettare, non ha detto chi era nè perchè vi cercava. Non riuscite a sapere niente di più. Al massimo riuscite a stabilire se era uomo o donna.
Ricco o povero?giovane o vecchia? bella? Inutile insistere. Chi andò ad aprire la porta non ricorda niente di preciso, si contraddice, alla fine vi accorgete che pur di rispondere inventa di sana pianta. Tuttavia, da un complesso di piccole circostanze, capite che non si trattava di un comune seccatore, nè di un postulante, nè di uno sconosciuto qualsiasi. Bensì di un altro che portava qualcosa di insolito. Tornerà, concludete alla fine, rinunciando a fantasticare.
E il giorno dopo avete già dimenticato.
Ma il visitatore non torna. E all'improvviso, parecchio tempo dopo, sorge un dubbio sottile: per caso quell'uomo (o donna) non era venuto per un motivo grande e decisivo?Non poteva essere quella, disgraziatamente, l'occasione che non avete mai cessato di sognare e dalla quale l'intera vostra esistenza sarebbe mutata?
Ma voi non eravate in casa.
Per questa stupidissima coincidenza siete mancati al destino.
Mai più lo sconosciuto si è fatto vivo. Tuttavia in alcune profondità dell'animo ancora aspettiamo che ritorni. Invecchiando aspettiamo. Questo forse il motivo perchè certe scampanellate alla porta, esattamente identiche alle altre, ci fanno battere il cuore.

Dino Buzzati, In quel preciso momento.

martedì 18 marzo 2008

Adulti responsabili


Domani è il 19 Marzo, giorno in cui la tradizione festeggia la festa del papà.

In questa ricorrenza sono coinvolti soprattutto i bambini che durante l'attività scolastica compongono poesie e regalini "fai da te" per i loro papà. Da sempre a scuola siamo stati tutti più o meno coinvolti in questo genere di consegne e benchè io non ricordi nulla creato da me di particolarmente elettrizzante, credo che a mio padre abbia fatto comunque piacere.

Oggi però molte scuole preferiscono tacere questa festa per non creare traumi psicologici ai piccoli: la moltitudine di forme famigliari presenti lascia in ombra i papà e fa fare tante domande ai piccoli.Che hanno bisogno di risposte.

Separazioni, divorzi, carcerazioni, malattie mentali, tossicodipendenze...Sono molteplici le cause che fanno venire meno il rapporto coniugale.Il rapporto genitoriale però non viene mai meno.Un papà è sempre un papà, una mamma è sempre una mamma, indipendentemente dal percorso di vita che ha intrapreso.Indipendentemente dal rapporto affettivo che ha stabilito.
Il Dna è lo stesso.Non si fa il loro bene cancellando una festa e cercando di sottacere un "problema", i bambini hanno dentro queste domande, se le portano dietro, festa del papà o no.
Gli adulti hanno il dovere di tirare fuori dai piccoli le preoccupazioni profonde, i silenzi pieni di significato.
Per raccontare la verità -spesso piena di sofferenza- ci vuole coraggio, chiarezza, trasparenza, responsabilità.Gli adulti ci sono apposta, per aiutare a crescere.

Mi piacerebbe che la festa del papà non fosse taciuta per paura delle conseguenze.Delle domande.
Siamo adulti e i bambini devono sapere la loro storia.

Auguri a tutti i papà.
Chi lo è e chi lo diventerà.

giovedì 13 marzo 2008

Farfalle


Stamattina, mentre ero di ritorno a casa mi è capitato di pensare a una questione che quest'inverno era uscita insieme ai miei amici.
Il passaggio mentale è stato:bella giornata-caldo, caldo-primavera, primavera-farfalle, farfalle-farfalle nello stomaco.

Il passaggio è stato poi immediato.

Quest'inverno, durante una serata di giochi tra amici, abbiamo giocato a "pecoroni".
Un gioco da tavolo, in cui ogni giocatore scrive su alcuni foglietti delle cose, oggetti, valori...insomma, quello che vuole.
I foglietti anonimi vengono poi raccolti e tra tutti quelli scritti se ne scelgono 5.
Viene poi letto il contenuto di ogni foglietto e si stila una lista.
Ogni giocatore stila la sua lista personale, attribuendo ad ogni voce un valore, da uno a cinque.
Cinque è il valore della cosa più importante.
Dopodichè si fa la somma totale e si stila la classifica complessiva.
Per ogni voce della lista generale - costituita dalle somme dei voti individuali-che corrisponde a quella del singolo, si attribuisce un punto.
Vince chi fa meno punti, il NON PECORONE.

Questo era per introdurre...
La questione che ci aveva fatto discutere era l'attribuzione di punteggio a due cose in particolare:
le farfalle nello stomaco e la telecinesi.
Per "telecinesi" si intende la capacità di influire sul mondo esterno, ad esempio, spostando gli oggetti.
Per "farfalle nello stomaco" si intende quella sensazione di leggerezza, brivido, sconvolgimento, batticuore che si ha quando si è innamorati.

La domanda che era nata tra noi era: se dovessi scegliere tra una delle due, che cosa sceglierei?
La capacità di spostare le cose, rimettere in ordine la stanza in un battibaleno....oppure sentirmi quasi svenire dall'emozione quando vedo il mio amato/la mia amata, senza mai cadere nella routine, anche dopo 50 anni di vita insieme?
Certo, sentirsi svenire tutte le volte che vedo il mio lui/la mia lei, potrebbe davvero essere un problema, soprattutto con l'avanzare dell'età...ma il discorso è più ampio...
Preferisco un potere o un' emozione?
Fare volare piatti e bicchieri o amare come il primo giorno?

Quella sera tra i due, avevo scelto la telecinesi.
Ero in una situazione particolare, non lo pensavo davvero.

Io scelgo le farfalle.

domenica 2 marzo 2008

Riflessione

La vera ed unica cosa che manca ai cani è la capacità di fare le fusa.

venerdì 29 febbraio 2008

Tutti figli di Cristina




Questo pomeriggio mi sono imbattuta in una mezz'ora di televisione. Per fortuna, su italia 1 c'erano i cartoni animati. Ma non erano i soliti cartoni animati...oggi pomeriggio c'era OCCHI DI GATTO!Sono tornati in televisione i cartoni animati con la "C" maiuscola. Quelli che hanno dei veri e propri personaggi, quelli che raccontano storie e danno sempre un po' di morale. Nel palinsesto televisivo del mattino stanno trasmettendo - con mia grande gioia- Heidi. Confesso che più volte, guardandolo, mi sono commossa.

Tra i miei cartoni preferiti che guardavo da piccola, c'erano:

1.Sicuramente, OCCHI DI GATTO. Ricordo che all'asilo ci giocavo sempre insieme alle mia amiche.Io facevo Shela, quella più carina.E mi ricordo anche che facevo sempre il capo.Mi sarebbe piaciuto conoscermi.Chissà che bambina ero.

2.Nella mia mente torna spesso la sigla di JEM e le HOLOGRAMS. Anche questo un cartone veramente trandy.Avevano tutte dei colori di capelli fantastici...

3.Cartone di cui non ho mai più sentito parlare è SIAMO QUELLI DI BEVERLY HILLS.Non ricordo niente della trama ma la cosa che più mi è rimasta impressa nella memoria è la macchina con piscina della sigla...

4.Altro cartone di cui non ricordo nulla ma la sigla era veramente fichissima era FIOCCHI DI COTONE PER JEANIE.Musicalmente era coinvolgente e poi...come non si può non amare un cartone che nella sigla ha le parole libertà, democrazia, ipocrisia, pace, armonia, dignità, fraternità?!

5.Poi ci sono tutti quei cartoni tristissimi: CANDY CANDY, GEORGIE, MILLY.Tristi ma sicuramente belli.

6.Un altro cartone era LADY LOVELY. Non credo fosse un granchè di cartone ma ricordo che il mio zaino di prima elementare era suo...l'avevo comprato con mia mamma e mia sorella. Al ritorno, quando l'avevo mostrato a mio papà, ricordo che mi aveva presa in giro, dicendo che era quasi grande come me e che probabilmente ci sarei potuta stare dentro.E' un bel ricordo.

7.PICCOLA FLO. L'idea di poter vivere su di un'isola deserta in quel modo mi entusiasmava. Soprattutto con un papà e una mamma così in gamba da far sembrare comoda un'isola deserta.

8.PAPA' GAMBALUNGA.E questo non ha bisogno di commenti...

Ciò che accomuna tutti questi cartoni era la sigla, cantata dalla vera diva degli anni '80...Cristina d'Avena.
Ormai 44enne, chissà cosa penserà Cristina dei cartoni animati di oggi.
Vorrei proprio chiederglielo.
E ringraziarla per aver fatto da colonna sonora alla mia infanzia.

P.S. Consiglio di guardare il video di Cristina d'Avena quando, nel 1968, cantava il Valzer del moscerino...bei tempi quelli...

elena

lunedì 25 febbraio 2008

Il mondo è più piccolo di quello che pensi - parte due -


Quest'estate insieme alla mia amica elena, ho fatto un tour dell'Andalusia.
In un locale di Tarifa abbiamo conosciuto tre ragazzi italiani: Antonio, Francesco e Martino.
Con loro abbiamo scambiato qualche parola ma niente di più. Poco dopo ci siamo salutati e augurati buona vacanza.
La tappa successiva del nostro viaggio "donna avventura" era Cadice: tappa obbligata per restituire la macchina presa a noleggio. Da Cadice ci saremmo poi spostate in autobus a Siviglia.
Il 13 luglio 2007, dopo una colazione-bomba, io ed Elena visitiamo Piazza di Spagna e poi la Cattedrale.
Durante la discesa dalla Giralda -la torre campanaria della Cattedrale- sentiamo dirci "ciao!" ma senza farci troppo caso, proseguiamo.
Una volta uscite dalla torre, chi incontriamo? Martino!il ragazzo di Tarifa. Poco dopo scendono Antonio e Francesco che prima ci avevano salutato mentre scendevamo.
Com'è piccola la Spagna.
Con loro abbiamo trascorso una bella serata per le vie di Siviglia.
Alle 6.45 di quella stessa notte siamo ripartite per l'Italia.
Ci siamo scambiati i numeri di telefono e proprio ieri siamo stati a trovarli.

Basterebbe che mi fermassi qui per dimostrare, ancora una volta, che il mondo è veramente piccolo piccolo.Invece proseguo.

Eh già, perchè ieri, durante il pranzo abbiamo iniziato a guardare delle foto dell'ultimo dell'anno appena trascorso.
In mezzo a queste foto ho riconosciuto alcuni luoghi a me familiari...

I ragazzi conosciuti a Tarifa, ri-incontrati a Siviglia, avevano scelto come meta per trascorrere il loro ultimo dell'anno Lubiana, la stessa meta scelta da me e dalla mia amica Elena.
Un vero peccato non averli incontrati...

Questo aneddoto è la doppia dimostrazione che davvero il mondo è più piccolo di quanto non si pensi.

Al termine di questo post, voglio ringraziare le coincidenze.
Se non ci fossero state, io non avrei avuto modo di conoscere queste persone e probabilmente avrei qualche amico in meno.

...allora...Grazie Coincidenze!

elena

lunedì 18 febbraio 2008

Un bel respiro profondo


Cose belle delle giornate appena trascorse:

- il sole e il freddo,
-le gentilezze dei ragazzi,
-il guaranà,
-un braccialetto con i sonagli uguale a quello della mia amica,
-i coriandoli a forma di cuore,
-le strade sommerse da pezzettini di carta velina bianca che sembra neve,
-una scolaresca di bambini piccolissimi che attravesa la strada,
-un bacio dalla mamma,
-sognare il papà ed al risveglio avere la sensazione che non sia mai andato via.

Buona settimana a tutti.E buoni pensieri!

sabato 16 febbraio 2008

Una sana autostima


Oggi, sabato 16 febbraio ho trascorso il pomeriggio guardando l'intarmontabile "SUPERMAN".
Un vera pacchia.
Da giovane ragazza ormai 22enne, cresciuta con il mito del principe azzurro, ho fantasticato sull'uomo dei miei sogni. Ho stabilito che deve essere come superman.
Non pretendo che per salvarmi, voli intorno alla terra in senso contario al moto terrestre e faccia tornare indietro il tempo.
Mi basta che abbia le sue qualità: onesto, forte, intelligente, fedele, che creda nella libertà e nella giustizia.
Visionaria?Sognatrice?Forse.Ma sono troppo speciale per stare con uno fra tanti.

giovedì 14 febbraio 2008

Magari fosse davvero così.

Martedì sera sono stata a casa della mia amica Antonella per fare da baby sitter ai suoi piccoli nani: Matteo -6 anni- e Davide 3.
Stavamo guardando insieme i cartoni, quando arriva il momento di "Spartacus": un eroe vestito di blu che abita su di una navicella e corre in soccorso dei più deboli.

Inizia il cartone.

La scena si apre con "Roby rancido" -il cattivo- che seduto su di un trono progetta terrificanti vendette a scapito degli umani, umilmente servito da Spartacus che è prostrato ai suoi piedi.
Un pò insospettita dallo svolgersi dei fatti, chiedo a Matteo:
" Matteo, ma com'è possibile? Spartacus non era buono?"
Nel frattempo il cartone va avanti e si scopre che era tutto un sogno frutto della fantasia di Roby rancido.
Allora Matteo fa:"Ma nooo!!!Non vedi Elena? E' solo un sogno! Secondo te, mica può vincere Roby rancido!E' cattivo!"

Infatti.Il cattivo non può vincere.
Peccato che questa regola vale solo nei cartoni animati.

lunedì 11 febbraio 2008

Non si può mai dire

Partecipo - quando posso - alla preghiera di Taizé, piccolo segno di speranza, fiducia e apertura verso le altre confessioni cristiane e, in generale, nei confronti dell'umanità.
Sono stato due volte ai concili di Capodanno che si svolgono sempre in diverse capitali europee e dove prendono parte, talvolta, fino a 40.000 giovani da tutta Europa; nel paese stesso di Taizé, insieme ad altri 5.000; e alla preghiera che si tiene una volta ogni due settimane nella mia città, dove ultimamente ci incontravamo in 4 o 5.
Sabato scorso è venuta anche mia sorella e in macchina le spiegavo queste cose. Quando arrivati in chiesa abbiamo visto una disposizione in semicircolo di circa 12 sedie, abbiamo pensato entrambi: "Chi ha preparato da sedersi è stato ottimista".
Invece alla fine abbiamo dovuto aggiungerne altre e qualcuno si è seduto in doppia fila.
Quel sabato, inaspettatamente eravamo più di 15. Chi ha preparato da sedersi è stato pessimista.
Non si può mai dire.

mercoledì 6 febbraio 2008

Il mondo è più piccolo di quello che pensi

Sono stato a Londra per un "long week end", ma non ho alloggiato in un hotel, né in un ostello. Sono stato ospitato da due ragazzi che non avevo mai incontrato prima - lei di origini iraniane, lui indiane - trovati grazie a un sito web che mette in comunincazione viaggiatori disposti a darsi fiducia l'un l'altro e ospitartsi a vicenda. Non mi hanno chiesto nulla, ma sono stato ben lieto di offrire loro un sacchetto di tortelli dolci fatti in casa, un po' di chiacchiere (non i dolci di carnevale, ma quelle che si fanno a parole) e alla fine anche una cena, proprio per gratitudine alla loro ottima ospitalità. Ci siamo raccontati un po' delle nostre avventure, delle nostre abitudini, varie curiosità; a vederci da fuori poteva sembrare che ci conoscessimo tutti da una vita.
Nella stessa vacanza, passeggiavo una sera per una strada di Soho, volto l'angolo e vedo una ragazza davanti a un locale che distribuisce volantini pubblicitari. "Ma tu sei di Felegara!" le dico. Ed era proprio una ragazza del mio paese, che ha fatto la Prima Comunione con mia sorella. A Londra, 1400 km e la Francia nel mezzo, incontrata per caso una sera di Gennaio.
Questi due particolari legati alla stessa storia hanno confermato in me, ancora una volta, la convinzione che il mondo è più piccolo di quanto non si pensi e che tutte le distanze che ci sono poste dinanzi - siano fisiche, culturali o relazionali - non sono mai troppo grandi da non poter essere percorse dai nostri piedini.

martedì 22 gennaio 2008

Pensieri


Stamattina sono andata a casa di una mia amica per cercare di studiare.
Per raggiungere casa sua ho percorso molta strada a piedi: adoro camminare per le vie del centro.
Durante la passeggiata sono passata davanti ad una scuola elementare che stava aprendo i portoni ai piccoli studenti, accompagnati dai genitori.Durante i miei pensieri del primo mattino ho decretatato che una delle cose più belle che ci sono al mondo sono i papà con le loro bambine.
Piccole nuvole rosa per mano a uomini alti, quasi irraggiungibili.I papà sono forti, leali, coraggiosi: pronti a tutto per quelle damine frutto del loro amore.

Io credo che i papà siano la cosa più bella che c'è.

Elena

domenica 13 gennaio 2008

Un disegno per tutti

Oggi mio cugino Alessandro - di quasi 8 anni - si trovava a casa mia e abbiamo disegnato insieme. Io ho disegnato un gatto per lui, Alessandro dei coniglietti. Poi mi ha detto: "Questo disegno è per tutti voi. Tutti quelli che abitano in questa casa". Ci ha pensato un po' e ha ripreso: "No per tutti, proprio tutti. Tutti quelli che sono nel mondo. Anche quelli poveri". Allora per il momento comincio a pubblicarlo qui, almeno per quelli ricchi che possono accedere a internet.

mercoledì 2 gennaio 2008

Le due torri

La bellissima cattedrale di Anversa ha due torri, di cui una mai completata. Geert, che mi accompagnava in una visita alla città mi spiegò: "Si dice che una torre sia stata costruita con i soldi dati dai cittadini ricchi e l'altra con quelli dei poveri, tra il XIV e il XVI secolo".
Guardai l'altissima torre e risposi: "Ancora una volta si vede il potere che dànno i soldi e che divario c'è sempre stato tra chi li ha e chi non li ha..."
Geert ribattè: "In realtà la torre completa è quella dei poveri".
Eh sì. I poveri hanno sempre qualcosa in più da dare dei ricchi.
Matteo