sabato 12 aprile 2008

Stop.



Poco tempo fa ero a Milano con un gruppo nutrito di persone, vale a dire tra 60 e 70. Al di là di quello che ero andato a fare e di chi erano queste persone - che sarebbe tutta un'altra storia - a metà pomeriggio abbiamo messo in piedi una specie di scherzo, o chiamiamolo evento di massa, o qualcosa di insensato per puro divertimento o curiosità.
Ci siamo sparpagliati per una zona ristretta della Galleria Vittorio Emanuele, nel mezzo della folla del sabato pomeriggio e ad un dato segnale ci siamo bloccati. Bloccati letteralmente, qualsiasi cosa stessimo facendo, fosse l'allacciarsi una scarpa, camminare normalmente, grattarsi il mento, guardare una vetrina. Come congelati o pietrificati.
Dopo 5 minuti d'orologio un altro segnale e abbiamo ripreso a fare quello che stavamo facendo, come niente fosse.
Prima di farlo avevo pensato che 5 minuti sarebbero stati troppi. Invece, è stata una sensazione stranamente piacevole. Fermo, immobile, nascosto dietro i miei occhiali scuri, osservavo le curiose e diverse reazioni della gente al vederci. Non lasciavo trapelare nessuna emozione, ero come una statua. Nella folla e nella follia di un sabato pomeriggio in Galleria a Milano ero un semplice osservatore senza obbligo di intervento. Potevo guardare, ascoltare e pensare e nessuno in quei 5 minuti poteva chiedermi nulla.
Prima che me ne rendessi conto, è arrivato il secondo segnale e tutto è ripartito come prima.

1 commento:

dama in rosa ha detto...

E' bello,ogni tanto, fermarsi e rimanere immobili al tempo che passa.A volte si vorrebbe che certi attimi rimanessero li, fermi, immutati.Ma credo che la cosa davvero bella sia l'attesa dell'attimo che arriva dopo,la sorpresa che il tempo ci riserva.
Matteo,la prossima volta vengo anch'io!