domenica 30 dicembre 2007

Non si finisce mai di imparare

Provengo da un mini campo scout svoltosi in una località a 60 km da Arezzo.
Durante questa bella occasione di crescita ho potuto passare più tempo con alcune persone che già conoscevo ma che non avevo mai visto ricoprire determinati ruoli. Al termine di questi cinque giorni posso dire che:

- mi piacciono le persone disponibili,
-mi piacciono le persone intraprendenti e decise,
-mi piacciono le persone attente,
-mi inteneriscono le persone insicure,
-mi infastidiscono le persone che tengono in considerazione solo "alcune opinioni",
-mi infastidiscono le persone che accentrano le attenzioni e le responsabilità verso sè stesse e non sono in grado di fidarsi delle capacità degli altri,
-mi infastidiscono le persone troppo decise delle proprie idee e che non pensano di potersi mettere in discussione.

In questi giorni ho capito un pò più cose su di me e anche sugli altri.
Sono contenta. Tutto serve.

Elena

mercoledì 26 dicembre 2007

Homo homini homo

Ho scattato questa fotografia in un vagone della metropolitana di New York, una notte, mentre mi trovavo a vivere e lavorare in quella città. Una notte come tante altre, in mezzo alla settimana; forse era l'una e mezza o le due e tornavo a casa da qualche festa. Una lunga giornata di lavoro alle spalle, un'altra fra poche ore.
Poca gente sul vagone, che andava avanti lentamente attraverso i lavori in corso che affliggono le notti estive di questa grande rete sotterranea. Poca gente, stanca, abbandonata sui sedili o contro i pali per sostenersi, che non vedeva l'ora di buttarsi su un letto. 
Vedere queste persone in viaggio insieme verso la propria casa - per forza o per necessità - raccolte e cullate dal movimento del treno, mi ha suscitato un poco di tenerezza. Ho subito pensato a un passo di Hobbes, di cui avevamo discusso in ufficio un po' di tempo addietro, in cui si dice che "homo homini lupus" e che la diffidenza, il sospetto e l'avidità regolano i rapporti tra gli uomini. 
Ho pensato che in quel momento non era vero. Tutta la fragilità umana era lì su quella carozza e solo un grande senso di pace e quieto abbandono ci accomunava nella corsa verso le nostre case.

Matteo

martedì 25 dicembre 2007

Free (involuntary) hugs

L'altro giorno ho portato i miei ragazzi del gruppo della parrocchia in città. E' tempo natalizio e questo vuole dire anche tempo di iniziative di carità. Erano in 17 e io ero sola par badare loro. 17  ragazzi dodicenni dagli ormoni impazziti, distratti dalle vetrine in una città piena di persone alle prese con gli ultimi frenetici acquisti natalizi. Ero molto preoccupata di perderne qualcuno: ogni secondo mi giravo per verificare che nessuno si fosse perso per strada, confuso dalla confusione e dalle vetrine. Il capofila lo tenevo ben stretto a me, un po' per non perderlo e un po' per una strana sorta di affettuosità materna che mi colpisce sempre quando sono con i ragazzi.
Dopo essermi girata per l'ennesima volta per controllare che ci fossero tutti... faccio per abbracciare il ragazzino di turno, che ha le spalle quasi all'altezza della mia spalla. Lo stringo a me ma ad un tratto si gira e mi dice in dialetto: "Co' sucéda?" (Cosa succede?)
Mi accorgo che la personcina che avevo abbracciato non era uno dei miei ragazzi, ma una signora anziana che camminava accanto a me. Sorridendo, mi scuso.
Cavoli, chissà cosa avrà pensato: un borseggiatore gentile? Non lo so. Non mi sono fermata a spiegarle troppo il perché del mio abbraccio. Avevo una missione da compiere:portare tutti i ragazzi alla corriera.

Elena