martedì 22 gennaio 2008

Pensieri


Stamattina sono andata a casa di una mia amica per cercare di studiare.
Per raggiungere casa sua ho percorso molta strada a piedi: adoro camminare per le vie del centro.
Durante la passeggiata sono passata davanti ad una scuola elementare che stava aprendo i portoni ai piccoli studenti, accompagnati dai genitori.Durante i miei pensieri del primo mattino ho decretatato che una delle cose più belle che ci sono al mondo sono i papà con le loro bambine.
Piccole nuvole rosa per mano a uomini alti, quasi irraggiungibili.I papà sono forti, leali, coraggiosi: pronti a tutto per quelle damine frutto del loro amore.

Io credo che i papà siano la cosa più bella che c'è.

Elena

domenica 13 gennaio 2008

Un disegno per tutti

Oggi mio cugino Alessandro - di quasi 8 anni - si trovava a casa mia e abbiamo disegnato insieme. Io ho disegnato un gatto per lui, Alessandro dei coniglietti. Poi mi ha detto: "Questo disegno è per tutti voi. Tutti quelli che abitano in questa casa". Ci ha pensato un po' e ha ripreso: "No per tutti, proprio tutti. Tutti quelli che sono nel mondo. Anche quelli poveri". Allora per il momento comincio a pubblicarlo qui, almeno per quelli ricchi che possono accedere a internet.

mercoledì 2 gennaio 2008

Le due torri

La bellissima cattedrale di Anversa ha due torri, di cui una mai completata. Geert, che mi accompagnava in una visita alla città mi spiegò: "Si dice che una torre sia stata costruita con i soldi dati dai cittadini ricchi e l'altra con quelli dei poveri, tra il XIV e il XVI secolo".
Guardai l'altissima torre e risposi: "Ancora una volta si vede il potere che dànno i soldi e che divario c'è sempre stato tra chi li ha e chi non li ha..."
Geert ribattè: "In realtà la torre completa è quella dei poveri".
Eh sì. I poveri hanno sempre qualcosa in più da dare dei ricchi.
Matteo

domenica 30 dicembre 2007

Non si finisce mai di imparare

Provengo da un mini campo scout svoltosi in una località a 60 km da Arezzo.
Durante questa bella occasione di crescita ho potuto passare più tempo con alcune persone che già conoscevo ma che non avevo mai visto ricoprire determinati ruoli. Al termine di questi cinque giorni posso dire che:

- mi piacciono le persone disponibili,
-mi piacciono le persone intraprendenti e decise,
-mi piacciono le persone attente,
-mi inteneriscono le persone insicure,
-mi infastidiscono le persone che tengono in considerazione solo "alcune opinioni",
-mi infastidiscono le persone che accentrano le attenzioni e le responsabilità verso sè stesse e non sono in grado di fidarsi delle capacità degli altri,
-mi infastidiscono le persone troppo decise delle proprie idee e che non pensano di potersi mettere in discussione.

In questi giorni ho capito un pò più cose su di me e anche sugli altri.
Sono contenta. Tutto serve.

Elena

mercoledì 26 dicembre 2007

Homo homini homo

Ho scattato questa fotografia in un vagone della metropolitana di New York, una notte, mentre mi trovavo a vivere e lavorare in quella città. Una notte come tante altre, in mezzo alla settimana; forse era l'una e mezza o le due e tornavo a casa da qualche festa. Una lunga giornata di lavoro alle spalle, un'altra fra poche ore.
Poca gente sul vagone, che andava avanti lentamente attraverso i lavori in corso che affliggono le notti estive di questa grande rete sotterranea. Poca gente, stanca, abbandonata sui sedili o contro i pali per sostenersi, che non vedeva l'ora di buttarsi su un letto. 
Vedere queste persone in viaggio insieme verso la propria casa - per forza o per necessità - raccolte e cullate dal movimento del treno, mi ha suscitato un poco di tenerezza. Ho subito pensato a un passo di Hobbes, di cui avevamo discusso in ufficio un po' di tempo addietro, in cui si dice che "homo homini lupus" e che la diffidenza, il sospetto e l'avidità regolano i rapporti tra gli uomini. 
Ho pensato che in quel momento non era vero. Tutta la fragilità umana era lì su quella carozza e solo un grande senso di pace e quieto abbandono ci accomunava nella corsa verso le nostre case.

Matteo

martedì 25 dicembre 2007

Free (involuntary) hugs

L'altro giorno ho portato i miei ragazzi del gruppo della parrocchia in città. E' tempo natalizio e questo vuole dire anche tempo di iniziative di carità. Erano in 17 e io ero sola par badare loro. 17  ragazzi dodicenni dagli ormoni impazziti, distratti dalle vetrine in una città piena di persone alle prese con gli ultimi frenetici acquisti natalizi. Ero molto preoccupata di perderne qualcuno: ogni secondo mi giravo per verificare che nessuno si fosse perso per strada, confuso dalla confusione e dalle vetrine. Il capofila lo tenevo ben stretto a me, un po' per non perderlo e un po' per una strana sorta di affettuosità materna che mi colpisce sempre quando sono con i ragazzi.
Dopo essermi girata per l'ennesima volta per controllare che ci fossero tutti... faccio per abbracciare il ragazzino di turno, che ha le spalle quasi all'altezza della mia spalla. Lo stringo a me ma ad un tratto si gira e mi dice in dialetto: "Co' sucéda?" (Cosa succede?)
Mi accorgo che la personcina che avevo abbracciato non era uno dei miei ragazzi, ma una signora anziana che camminava accanto a me. Sorridendo, mi scuso.
Cavoli, chissà cosa avrà pensato: un borseggiatore gentile? Non lo so. Non mi sono fermata a spiegarle troppo il perché del mio abbraccio. Avevo una missione da compiere:portare tutti i ragazzi alla corriera.

Elena